Racconti dell’ora tarda

Novembre 19, 2006

Amore e morte nel letto

Archiviato in: Quelli della notte — blackix @ 11:01 pm

Cammini su un cavallo d’acciaio col culo al caldo su una sella di pelle nera. L’aria si lamenta, fredda, sulla pelle. Poi ti lamenti tu, che fai il figo su una moto ma stai solo tornando a casa dopo aver guadagnato la mesta pagnotta, non buona, non bella, tutto sommato mediocre. Magari hai anche delle risposte nella testa, ma il rumore di fondo è industriale e menomante. Tutto quell’accidenti di ingranaggi difficili da sconquassare e neanche un attimo di semplice pace.
Siediti, rilassati, fatti una cenetta niente male.
Guardi la tv scavando il tuo piatto con la tua forchetta e bevendo birra di merda, ma nel tuo bicchiere.
Una telefonata, però, può scatenare l’inferno nella tua amabile routine. Può farti alzare bestemmiando dalla sedia mentre mangi, interrompere la tua attenzione rivolta metà al cibo metà al programma dei culi in tv e, raramente, farti addirittura emozionare. Il dialogo non ha senso. Prima una scusa, presto imbarazzo e sconclusionatezza. Domande ripetute decine di volte: “e quindi…che fai di bello?” o solo “ehhh… che fai?”. Ah ah. Certe cazzo di risate nervosette e tristi se osservate da fuori. Vedersi allo specchio mentre si parla e pensare all’essere ridicoli, impropri, vescicolari e mezzeseghe. Però che bello sarebbe uscire con una donna stasera. “Va bene dai…!”
Poi ti metti quella camicia bianca. Senza anima, nè personalità. E’ la migliore che hai quindi pensi che sia solo tu a non averci anima e personalità. Fai facce allo specchio e provi la frase dell’incontro (con sigaretta in bocca):”Prima che tu dica qualsiasi cosa…fammi accendere piccola” Che coglionate si pensano. Se le attui poi ,sei proprio un eroe al buio.
La frase diventa naturalmente: “Uelà, come stai?”
A una donna devi chiedere come stai sennò hai perso. Come stai serve a far capire che, forse, c’è un bidone nel quale si possa scaricare un pò di merda quella sera. Fai il sacrificio. Lei all’inizio ti inganna.
“Beeeeeene! E tu?”
“Dimmmmeeeeerda cazzo!” l’ingranaggio dell’onestà. Ma nessuno è onesto di fronte a una donna.
“Bè bè. Andiamo a bere?”

Quel locale aveva un’aria molto familiare. Sembrava casa mia con tutte quelle bottigliacce sulle mensole. La luce praticamente dissolta nel grasso dell’aria e qualche faccia ingiallita e in penombra.
Durante la bevuta mi tolsi un pò di bile dalla gola. Divenuto più mansueto mi avvicinai per darle un bacio sulla bocca. Lei mi chiese che cazzo volessi. Dissi che avevo voglia di scopare perchè ero stanco di sentire le sue lamentele sul fatto che il suo ragazzo non la scopasse bene, che il lavoro andasse molto male, che non sapeva cosa fare della vita e tutto ciò che ognuno di noi conosce bene. Mi disse che andava pur bene ma che dovevo fare piano perchè aveva una forte irritazione vaginale. Così scopammo. A casa mia. Sul letto, in cucina, per terra, nel cesso sotto la doccia. Avevo la più maestosa irritazione del glande e delle palle che si fosse mai vista.

Poi rimani solo.
Lei ti saluta raccattando di fretta le cose. Ti dà un bacino sulla fronte.
Il letto è bellissimo di notte. Di giorno ti fa venire un’ansia irreparabile e di notte è tutto.
A letto leggi 30/35 righe. Non riesci a leggere di più di quel libro che è sul comodino da sempre. Invecchiato e pieno di caccole. Non ricordi il titolo. “Che stai leggendo?” risposta concreta e sbrigativa:”La bibbia cazzo”
Dormi ma pensi ancora. All’amore, allo scopare, alla vacanza, alla felicità, al cazzo irritato, al lavoro, alla morte e poi sempre alla figa e all’amore.
Quando muori addormentandoti invece non pensi più a niente, d’un tratto. Il diamanteo evento dormire imbalsamato nell’eterno immobile.
La morte apparente però ti fa un pò incazzare.
Ti svegli e, fuori dalle coperte, il freddo antagonismo del vivere.
La sella è gelida. Pian piano riscalda e il motore è fluido, sempre più caldo e furbo. Poi ti dici: “Fai come la moto. Carbura e vedrai che le cose andranno sempre meglio” a fine giornata capisci che è proprio così. Non siamo niente senza quello che facciamo. Siamo interamente ciò che facciamo e sappiamo fare. Non si può solo esistere E in fondo è bello così.
Vai a letto finalmente felice.

Ancora nessun commento. »

Non c’è ancora nessun commento.

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.